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La manifestazione promozionale denominata “Giornata del Riso”, fu proposta per la prima volta nel 1987, ed è tutt'ora caratterizzata da un apposito convegno in cui sono trattate le problematiche connesse alla coltivazione del riso nella piana del campidano Maggiore. Oltre al convegno è articolata in altre due giornate, alle quali nelle ultime tre edizioni ne è stata aggiunta una quarta. la Giornata del Riso prevede naturalmente una distribuzione in piazza di piatti a base di riso, che vengono ogni anno presentati al pubblico presente. Una giornata è interamente dedicata ai bambini delle scuole di Simaxis, asilo Statale e Parrocchiale, scuole Elementari e Medie Inferiori, ai quali viene offerto un pranzo a base di riso. Infine l'ultima Giornata è dedicata agli studenti delle scuole Alberghiere ai quali viene commissionato un piatto a base di Riso da presentare a una giuria di esperti dei settori risicolo e turistico-culinario. Vengono premiati i primi tre classificati che ottengono premi utili quali borse di studio, attrezzi per il mestiere o addirittura corsi di aggiornamento nelle migliori scuole Italiane

Breve storia del Riso nella Provincia di Oristano:

Sicuramente Rino Giuliani, direttore dell’SBS, non immaginava che la coltura del riso avrebbe avuto lo sviluppo e l’importantissima funzione nell’economia agricola dell’Oristanese, quando progettava le prime risaie nei terreni bonificati ed improduttivi dello stagno del Sassu. Il suo principale intento era invece di rendere coltivabili questi terreni, eliminando il sale, visto che lo stagno del Sassu presentava un’acqua con un’elevata concentrazione salina adatta alla vita di specie ittiche pregiate quali spigole, orate, sogliole ecc., e dove gli abitanti di Marrubiu e Terralba andavano a pescare le gustosissime arselle.
I non addetti ai lavori avevano forti perplessità circa la riuscita della bonifica, ma i calcoli dell’agronomo erano estremamente precisi anche se incomprensibili ai più; comunque per evitare i commenti e l’ilarità degli abitanti di Mussolina e soprattutto le storielle attorno ad un esperimento agronomico estemporaneo e mal riuscito, il nostro agronomo controllava durante la notte, alla luce di una lampada all’acetilene, le risaie appena impiantate. Ma le perplessità di tutti vennero fugate quando il riso iniziò a germogliare e ad accestire: il sale era stato debellato dalle acque del lago Omodeo, sconfitto dalle esatte previsioni e dai calcoli sulla lisciviazione del sale effettuati dal valente agronomo.
Grazie a questo esperimento il riso continuò ad essere coltivato nei terreni dell’ex stagno sino alla fine degli anni ’60, quando la coltura fu abbandonata, perché i terreni non avevano la portanza adeguata per sopportare le moderne mietitrebbie da poco introdotte nella risicoltura italiana. L’esperimento di Arborea aveva però aperto la strada alla risicoltura isolana, dimostrando che l’ambiente dell’Oristanese era particolarmente vocato alla coltura, favorendo la produzione di un riso di elevatissima qualità.
Il pioniere della coltura nella zona di Oristano fu un bresciano: Annibale Bertazzoli, che, coadiuvato da Mario Matta di Oristano, nei primissimi anni ’50 impiantò la coltura nei comuni di Oristano e Simaxis (località “
Cracchero”). Ben presto, dato che il riso presentava degli aspetti qualitativi eccezionali, si aprì la prima riseria, infatti nel 1951 Cesello Putzu  costruì il primo stabilimento attrezzato ad Oristano, realizzato nei locali vicino alla stazione ferroviaria, nel quartiere “Su Brugu”. La coltura del riso si diffuse rapidamente, aumentarono le superfici risicole in tutta la provincia, furono costruiti i primi essiccatoi aziendali, si creò un importante indotto e una buona parte dell’economia Oristanese ruotò attorno a questa innovativa coltura. Il dato agronomico saliente era che il riso poteva essere coltivato in quei terreni particolarmente difficili quali i “gregori” o in quelli pesanti e asfittici, nei quali era molto difficile coltivare altre piante, che fino all’avvento del riso avevano conosciuto solo il pascolo brado di cavalli e bovini. Un dato ecologico importante e che il riso trova posto nelle zone umide bonificate, e le risaie contribuiscono al mantenimento idoneo delle falde acquifere.
Tra i pionieri della risicoltura ricordiamo Osvaldo Fralleone, tecnico dell’azienda Siviero, il maestro Nino Sanna di Oristano, Salvatore Loche, Davide Solinas, Giuseppe Loche, Giovanni Loddo e Renato Porru, tutti di Simaxis. Una figura importantissima per la messa a punto delle tecniche agronomiche appropriate fu quella del dottor Antonio Falchi, che mise a frutto gli studi di agronomo nel campo risicolo, svolgendo un’importantissima funzione divulgativa rivolta agli altri risicoltori. Dall’altro lato, l’Ente Nazionale Risi, con i suoi validissimi tecnici, aprì dai primissimi anni ’50 una sede ad Oristano svolgendo un ruolo importantissimo per il miglioramento e la formazione dei risicoltori. Attualmente la risicoltura Oristanese, da un punto di vista tecnico, non ha nulla da invidiare a quelle delle altre parti del mondo, e sicuramente, dalle numerosissime analisi effettuate il prodotto Oristanese mostra delle caratteristiche eccezionali sotto l’aspetto qualitativo.

La Manifestazione si svolge:

A Simaxis (provincia di Oristano)
Durante la stagione autunnale (seconda metà di novembre)
E' aperta a tutti